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martedì 23 giugno 2015

Gli Eritrei scappano da una dittatura che tortura e uccide

Perché vi sono cosi tanti Eritrei tra gli stranieri che sbarcano nel nostro paese? Perché c'è una dittatura, talvolta si dice. Forse quello che rischiamo a volte di dimenticare è cosa significa vivere sotto una dittatura. A dirlo chiaramente è un recente rapporto della commissione d’inchiesta sui diritti umani dell'ONU in Eritrea. In questo rapporto si parla di violazione sistematica e diffusa dei diritti umani e di crimini contro l'umanità. Per la prima volta, come prova di ciò che viene raccontato nel rapporto, vi sono i disegni delle torture che coloro che sono riusciti a scappare dal loro paese hanno dovuto subire o vedere; questi disegni, pubblicati con il consenso di coloro che li hanno fatti, dimostrano tutta la brutalità e la violenza utilizzata dal regime eritreo. Prima dei disegni le prove, ma indirette, di questo stato di cose era costituito solo dalle immagini satellitari delle numerose prigioni presenti nel paese eritreo, luoghi dove la tortura è una consuetudine. In molti scappano per fuggire il servizio militare, in Eritrea obbligatorio dai 16 ai 60 anni. Ed è con questo governo eritreo che tortura e uccide, che il mondo continua a trattare; proprio l'Europa, ai tempi in cui alla guida c'era l'Italia, in una conferenza a Karthoum, in Sudan, altro paese retto da un dittatore sul quale pende un mandato di cattura internazionale emesso dalla Corte Penale Internazionale dell’Aja per crimini contro l’umanità, aveva promesso soldi per lo sviluppo in cambio dell'aiuto del regime eritreo a fermare le fughe dei suoi cittadini verso l'estero. Si dubita che a muovere le redini di queste operazioni diplomatiche siano le multinazionali e forse non è una caso che l'allora sottosegretario agli esteri italiano, che aveva partecipato alle prime fasi di queste negoziazioni tra Europa ed Eritrea, sia adesso candidato ai vertici dell'ENI, che nel corno d'Africa ha enormi interessi. Per approfondire il discorso, si consiglia la lettura di questa intervista-testimonianza, di un eritreo che è riuscito a scappare e i cui disegni sono finiti nel rapporto dell'ONU, persona che adesso, solo per il fatto di aver pubblicato quei disegni, continua a rischiare per la propria vita insieme ai suoi familiari.

martedì 2 giugno 2015

A Palermo la decima festa di Addiopizzo

S'è tenuta lo scorso week-end a Palermo la decima festa di Addiopizzo, l'associazione degli imprenditori e dei commercianti che si rifiutano di pagare il pizzo alle mafie per svolgere il proprio lavoro. Come tutte le ricorrenze, questa festa è stato un momento per tirare un bilancio sulle varie attività dell'associazione, cui ormai aderiscono quasi mille tra commercianti e imprenditori, tra cui l'opera di sostegno alle vittime delle mafie, gli incontri con gli studenti di tutta Italia, e le azioni per promuovere un consumo critico, cioé la scelta di acquistare i propri prodotti solo da commercianti e imprenditori che non pagano il pizzo. Ma il tema centrale di questa edizione della festa di Addiopizzo è stato l'investimento collettivo, ossia quell'iniziativa intrapresa a Palermo per cui con le donazioni e le percentuali di acquisto devolute da tutti coloro che utilizzano l'addiopizzocard presso gli operatori convenzionati, si darà vita ad un progetto di riqualificazione territoriale della città di Palermo, che sarà scelto tra due progetti in gara presentati nel week-end, uno su Piazza Magione e l'altro sul Parco della Favorita. Un week-end animato da tante attività: il corteo di giovani e studenti da Piazza Verdi a Piazza Magione, laboratori, giochi, attività sportive, presentazione di libri, concerti, spettacoli teatrali, e, novità di quest'anno, Cibo in festa Sicilian Food Village, un villaggio gastronomico in cui si sono potute degustare molte ricette tipiche della cucina siciliana, ovviamente realizzate da operatori di Addiopizzo.

lunedì 25 maggio 2015

Open-Cooperazione, il sito per la trasparenza delle ONG

Si chiama Open-Cooperazione ed è il nuovo sito nato dalla collaborazione del blog Info-cooperazione.it e dall'associazione Action Aid per promuovere la trasparenza delle ONG impegnate nella cooperazione internazionale e negli aiuti umanitari. Sul nuovo sito infatti ogni associazione che opera in questo campo potrà pubblicare i propri dati, comunicare come e dove vengono impiegati gli aiuti mandati dai donatori, fare luce sulla propria organizzazione interna e rendere noto come intende rendere il più efficace possibile la gestione degli aiuti che arrivano. I gestori del sito Open-Cooperazione immetteranno tutti questi dati e queste informazioni comunicate dalle associazioni in un database che si spera si arrichisca di giorno in giorno, e sarà in grado, se ci sarà la collaborazione delle associazioni, di offrire a tutti gli utenti una fotografia sempre aggiornata della vita della cooperazione internazionale in Italia, con grafici, mappe e infografiche che faciliteranno la lettura dei dati e delle informazioni da parte degli utenti.

martedì 19 maggio 2015

John Mpaliza, il Peace Man Walking

Lui è un ingegnere informatico di Reggio Emilia, è un cittadino italiano, ma è originario della Repubblica Democratica del Congo. Ed è in questo paese che dal 1996 è in corso una guerra, una guerra economica, dovuta principalmente allo sfruttamento delle risorse minerarie di cui è ricco questo paese africano; in particolare lo sfruttamento delle riserve di coltan, il materiale che serve per produrre cellulari, smartphone, tablet e altri apparecchi elettronici ancora. Questa guerra ha finora fatto circa 8 milioni di morti e ha toccato personalmente anche lui, questo ingegnere informatico, in quanto in questa guerra ha visto morire suo padre e rapire sua sorella. E allora questa persona ha deciso di fare qualcosa per tenere alta l'attenzione dell'Italia e di tutta l'Europa sulla guerra nella Repubblica Democratica del Congo. Non avendo altri mezzi che le sue gambe, come è solito dire, questa persona ha deciso, nel 2010, che ogni estate fa una marcia a piedi per sensibilizzare l'opinione pubblica sulla grave situazione del proprio paese d'origine. E' per questo che questa persona, che si chiama John Mpaliza, in realtà viene chiamato The Peace Man Walking, un uomo in cammino per la pace. Tra le sue marce, la Reggio Emilia-Santiago de Compostela, nel 2010, la Reggio Emilia-Roma, del 2011, dove ha incontrato alcuni parlamentari italiani, la Reggio Emilia-Bruxelles, del 2012, dove John ha chiesto all'Europa di essere più attenta e concreta verso i paesi africani dove c'è guerra e crisi, la Reggio Emilia-Verona, del 2013, e la Reggio Emilia-Reggio Calabria, del 2014. E quest'anno la marcia di John arriverà fino ad Helsinki, sempre partendo da Reggio Emilia. Sempre tutto a piedi, facendo decine di km al giorno. John cammina sempre, con il freddo e con il caldo, con il sole e con la pioggia, e durante il suo cammino, con il suo zaino e la sua chitarra, incontra tanta gente, come è successo a Mantova alcuni giorni fa; incontra studenti, insegnanti, amministratori locali, organizzazioni non governative, e a tutte queste persone racconta del suo Paese e della sua guerra, e fa capire come tutti possano contribuire a migliorare la situazione della Repubblica Democratica del Congo, anche i cittadini comuni che non hanno alte responsabilità politiche, magari comprando meno cellulari, o magari comprando elettrodomestici solo da imprese che non acquistano minerali in zona di guerra e che rispettano i lavoratori, o magari ancora attraverso un uso responsabile e parsimonioso di tutta la strumentazione elettronica che siamo soliti usare ogni giorno. Questo è il messaggio di John: contribuire a portare la pace nella Repubblica Democratica del Congo, con il proprio stile di vita e con le azioni concrete che ciascuno può fare a seconda delle responsabilità e del ruolo sociale che ha.

martedì 5 maggio 2015

A Ostia una spiaggia di legalità e socialità

E' stata inaugurata recentemente e si chiama Spiaggia Libera - S*P*Q*R. E' una spiaggia  un po' particolare perché innanzitutto è stata data in gestione dal comune di Roma a Libera, l'associazione che da anni combatte contro mafie, corruzione e criminalità organizzata, e a Uisp, l'Unione Italiana Sport per tutti, e questo per rendere questo spazio un luogo dove, attraverso le attrezzatture per lo sport e la promozione di attività sociali, sportive e culturali, tra cui attività formative sulla legalità, dibattiti e attività ludiche, offrire ai cittadini, non solo di quel territorio, ma di tutta Italia, uno spazio libero e gratuito, fruibile da tutti dalla mattina alla sera, 365 giorni all'anno, per fare esperienze di legalità e socialità. E' proprio questo un aspetto molto importante di questa iniziativa, la decisione di una gestione pubblica di una risorsa del territorio come bene comune e come opportunità gratuita per tutti, perché ciò, secondo Libera e Uisp, è un modo molto importante per contrastare malaffare, criminalità e illegalità, ossia considerare il territorio come bene comune, anteponendo questo aspetto a spezulazioni e privilegi di pochi. A partire dal mese di luglio la Spiaggia Libera - S*P*Q*R diventerà anche un luogo di incontro tra i giovani di quel territorio con i giovani di tutta Italia che parteciperanno a E!State Liberi, i campi di volontariato che Libera organizza a livello nazionale. Ma non ci saranno solo giovani sulla Spiaggia Libera - S*P*Q*R, perché quest'ultima è infatti un luogo attrezzato anche per anziani e disabili, anche grazie alla collaborazione dello Spi Cgil Centro ovest litoranea, perché proprio tutti, nel rispetto dell'ambiente, possano fruire gratuitamente di un bene comune.

sabato 11 aprile 2015

Miseria Ladra, la campagna di Libera e del Gruppo Abele contro la povertà

Si chiama Miseria Ladra, ed è la campagna che è stata lanciata dalle associazioni Libera e Gruppo Abele a sostegno di una politica più attiva verso le diverse forme di povertà diffuse nel nostro paese e in Europa. La campagna avanza 19 proposte concrete, 5 a livello locale, 5 a livello nazionale e 5 a livello europeo. A livello locale l'attenzione è posta soprattutto nei confronti dei senza dimora, e si chiede di trovare soluzioni abitative alternative ai morosi incolpevoli, cosi come di far valere il diritto a una residenza per i senza fissa dimora e di utilizzare le case sfitte per finalità sociali. Tra le richieste che si avanzano a livello nazionale, v'è quella di aumentare il Fondo sociale e il Fondo per la non autosufficienza, quella dell'introduzione del reddito minimo, e quella volta a rendere più efficiente il meccanismo per l'assegnazione ad uso sociale dei beni confiscati alle organizzazioni mafiose. A livello europeo vengono ribadite alcune proposte degli altri due livelli, e in più si chiede di porre fine alla politica dell'austerity, che aumenta la povertà e l'esclusione sociale, e si propone un Piano Europeo Straordinario per lo sviluppo sostenibile e l’occupazione. Quello di aumentare la spesa a fini sociali è una proposta che ricorre un po' in tutti i livelli a cui si rivolge la campagna. Per chi volesse appoggiare la campagna di Libera e del Gruppo Abele, da questa pagina è possibile dare la propria adesione

giovedì 11 ottobre 2012

Corso mediatori internazionali di pace - Decima edizione

Prenderà il via il prossimo 22 novembre a Bertinoro (provincia di Forlì - Cesena) la decima edizione del Corso per mediatori internazionali di pace organizzato ogni anno da A.L.O.N. (Associazione Locale Obiezione e Nonviolenza) e G.A.N. (Gruppo di Azione Nonviolenta). Il corso, che durerà 4 giorni, si propone di offrire ai partecipanti nuove prospettive di risoluzione dei conflitti, non più basate su armi e guerre, ma su strumenti e percorsi nonviolenti, basati sul dialogo e sulla ricerca di soluzioni che possano durare nel tempo. Destinatari del corso possono essere dunque sia le associazioni che già eseguono interventi nonviolenti in zone di conflitto nel mondo, sia i singoli individui che desiderano impegnarsi in questo tipo di azione socio-politica. Per qualsiasi tipo di informazione, è possibile visitare il sito del G.A.N. nella pagina in cui si possono trovare le informazioni del corso.

giovedì 17 maggio 2012

Check-up diritti, per conoscere e far valere i propri diritti

Si chiama Check-up diritto ed è un servizio pensato per aiutare i consumatori a conoscere e a rivendicare i propri diritti quando hanno a che fare con le aziende che vendono, o cercano di vendere, loro servizi o prodotti. I diritti di cui ogni utente consumatore dovrebbe essere consapevole sono raggruppati in cinque aree: pratiche commerciali scorrette, telemarketing, credito al consumo, garanzia di conformità e servizi turistici. Per ognuna di queste aree, si elenca ciò che l'utente deve pretendere per respingere comportamenti scorretti da parte dei soggetti venditori; e per ognuna un numero verde da chiamare in caso di dubbi o di domande, o per acquisire informazioni utili su come comportarsi nel caso si sia rimasti vittima di qualche comportamento commerciale scorretto. L'iniziativa è stata promossa da Altroconsumo, Codici, ACU (Associazione Consumatori Utenti), Casa del Consumatore, con il contributo del Ministero per lo Sviluppo Economico. Check-up diritti ha anche un sito internet, dove iniziare a conoscere meglio, e a far valere, i propri diritti.

giovedì 10 maggio 2012

A Bergamo un Master sulla Nonviolenza Applicata

A Bergamo, il prossimo settembre, partirà un Master un po' particolare. Il suo titolo è "Nonviolenza Applicata" e si propone di essere una proposta formativa per insegnare strategie e azioni nonviolente che cambino le dinamiche strutturali che nella nostra società generano la violenza. Questa sfida formativa lanciata dall'SDM School of Management dell'Università di Bergamo nasce proprio dal presupposto che la violenza può essere prevenuta, e non solo punita quando si verifica, e che essa abbia origine da meccanismi scientificamente individuabili e modificabili. Il Master si rivolge soprattutto a coloro che vogliono impegnarsi per un profondo, anche se lento, rinnovamento sociale e culturale, a partire dalla seguenti figure professionali: mediatori sociali e culturali, dirigenti delle risorse umane, dirigenti e insegnanti di scuole, educatori, dirigenti e quadri in dipartimenti di project management o responsabilità sociale d'impresa, funzionari o consulenti di organizzazioni governative e non governative, operatori che desiderano diventare sistemisti per la certificazione di Responsabilità Sociale SA8000; ma queste sono solo alcune delle categorie di potenziali partecipanti al Master, che rimane aperto anche ad altri soggetti, che desiderano imparare metodi di nonviolenza applicata da implementare laddove vivono e lavorano. All'interno del percorso di un anno previsto dal Master è previsto anche lo studio scientifico dei concetti di violenza e nonviolenza, cosi come lo studio critico della violenza strutturale in tutti gli aspetti della vita sociale. Uno degli obiettivi è quello di formulare proposte, strategie e azioni nonviolente alternative per i tempi brevi e lunghi, e promuovere cosi l'applicazione pratica delle proposte secondo i principi della responsabilità sociale, della cittadinanza attiva e della sostenibilità ambientale. 
Il Master ha il patrocinio dell'Agices, Assemblea generale italiana del commercio equo e solidale. Per chi volesse iscriversi al Master, su questa pagina del sito dell'SDM School of Management dell'Università di Bergamo si possono raccogliere informazioni utili; per l'iscrizione c'è tempo fino al 5 luglio.

venerdì 4 maggio 2012

Io.Equo, dal 12 maggio grande campagna nazionale per il commercio equo e solidale

Si chiamerà Io.Equo e partirà il 12 maggio, in occasione della Giornata mondiale del commercio equo e solidale. Sarà una grande campagna nazionale con eventi un po' in tutta Italia per sensibilizzare il grande pubblico sui benefici che il commercio equo e solidale porta all'economia reale, per un commercio più vicino ai bisogni reali delle persone. Introdurre nell'economia reale i valori tipici del commercio equo e solidale, la trasparenza, il rispetto per l'altro, la tracciabilità delle operazioni economiche e il rispetto per la bio-diversità, contribuisce infatti a rendere il sistema economico in cui viviamo più giusto, più equo, più rilassato e più al riparo da quelle logiche finanaziarie che creano ingiustizie e disuguaglianze. Al centro della campagna Io.Equo ci sarà l'attenzione all'agricoltura, oggi abbastanza snobbata soprattutto in Occidente, ma che rimane un'attività primaria e indispensabile, non solo per chi vive direttamente di essa, ma per tutti gli abitanti del pianeta; questa attività oggi sta purtroppo subendo dei duri colpi sia a causa delle speculazioni finanziarie sulle materie prime alimentari, sia a causa della pratica del land grabbing, il consumo indiscriminato di suolo agricolo per fini diversi da quello alimentare.In occasione della campagna in molte città italiane saranno organizzati durante tutto il mese di maggio diversi eventi, tra cui spettacoli, cene, mercatini e laboratori, tutti all'insegna del commercio equo e solidale; per saperne di più questo è il sito della campagna, dove è possibile anche consultare tutti gli eventi in programma città per città.

venerdì 27 aprile 2012

A Reggio Calabria una bottega della legalità intitolata a Domenico Gabriele

Chi era Domenico Gabriele? Era un bambino di 10 anni che stava giocando liberamente in un campo da calcio a Margherita a Crotone, quando una pallottola lo colpì ponendo poi fine, dopo pochi mesi, alla sua giovane vita. Era il 25 giugno 2009 quando la pallottola colpiva il piccolo Domenico, Dodò per tutti quelli che lo conoscevano, ed era il 20 settembre 2009 quando Dodò esalava il suo ultimo respiro. Il processo per quel drammatico evento è ancora in corso, ma gli inquirenti pensano che Dodò sia stato una vittima accidentale di un agguato mafioso che aveva come bersaglio Gabriele Marrazzo, morto sul colpo. Da oggi vi sarà un luogo, in Calabria, dove sarà più facile ricordare Dodò. E' la nuova bottega della legalità Libera Terra, inaugurata presso il Consiglio Regionale della Calabria a Palazzo Campanella, a Reggio Calabria; questa nuova bottega della legalità ospiterà i prodotti delle cooperative nate sui terreni confiscati alla mafia, e sarà gestita dalla cooperativa IChora, una cooperativa che ha sede s Condofuri, in provincia di Reggio Calabria, e in cui lavorano insieme giovani calabresi e trentini nel segno di un impegno comune e nazionale contro la mafia e per la legalità. La nuova bottega della legalità è stata realizzata sotto la guida di Rosa Quattrone, figlia di Demetrio Quattrone, un'altra vittima della ndrangheta, ucciso a Reggio Calabria nel 1991.

giovedì 19 aprile 2012

Più di 200 enti locali già soci di Avviso Pubblico

Più di una volta in questo blog mi è capitato di parlare di Avviso Pubblico, l'associazione che dal 1996 cerca di collegare gli amministratori pubblici che si impegnano concretamente per amministrare i propri enti locali all'insegna della legalità e contro le mafie, che ormai cercano di entrare con i loro tentacoli ormai un po' dappertutto nel nostro paese, soprattutto quando si tratta di gestire soldi pubblici. Ebbene, a oggi, stando a quanto viene riportato sul sito stesso dell'associazione, gli enti locali che hanno aderito ad Avviso Pubblico, sono più di 200. Ancora poca cosa se si pensa alle migliaia e migliaia di enti locali, tra comuni, province e regioni che esistono in Italia, ma comunque un numero che ormai rende la rete di Avviso Pubblico un soggetto significativo, con la possibilità di intraprendere azioni incisive, nella lotta contro le mafie e per la legalità. Una cosa incoraggiante è che, anche solo guardando alla homepage del sito dell'associazione, si vede come ogni tanto si aggiunge qualche comune o qualche altro ente locale, per cui si ha l'impressione che, anche se lentamente, questa rete per una maggiore legalità nel nostro paese vada crescendo. In questa pagina del sito dell'associazione è possibile vedere l'elenco degli enti locali che hanno aderito all'associazione, suddivisi per regione.

giovedì 22 marzo 2012

Dalle città dei diritti umani modelli economici e sociali più sostenibili?

Perché non ricominciare dalle proprie città per uscire dalla crisi? Questa un po' l'idea di fondo di una giornata di studio e di formazione organizzata a Padova per il prossimo 30 marzo dal Coordinamento nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani e dal Centro Diritti Umani dell’Università di Padova. Il titolo della giornata di studio parla chiaro: Costruiamo la Città dei Diritti Umani. Si parlerà del ruolo centrale che le città possono avere per promuovere una cultura sociale ed economica diversa e alternativa da quella che il sistema globale dell'economia propone e, la maggior parte delle volte, impone. In un mondo in cui le comunità locali sono sempre più soggetti passivi di dinamiche economiche e sociali molto più grandi di loro e di fronte alle quali si sentono impotenti, è forse proprio riscoprendo invece le potenzialità che esse hanno per cambiare in meglio la vita delle persone che ne fanno parte, che si riesce a reagire a un momento di crisi economica e sociale di carattere globale. Si pensi per esempio alla possibilità di favorire rapporti economici locali rispetto ai rapporti con grandi soggetti internazionali; si pensi alla possibilità di privilegiare le piccole attività rispetto alla grande distribuzione; si pensi ai prodotti a km 0; si pensi alle esperienze dei G.A.S. (i Gruppi di Acquisto Solidale); sono molte le modalità con cui dalle città possono partire modelli di sviluppo economico e di convivenza sociale positivi. Nella giornata di studio di Padova saranno affrontati diversi temi legati alla vita delle città, quali per esempio quelli legati alla salvaguardia dei diritti umani e alla promozione di una cultura cittadina di pace, e quelli legati alla responsabilità che le città hanno per incidere in modo positivo sulle dinamiche economiche e sociali mondiali; per ogni tema, ci sarà anche la condivisione di esperienze, riflessioni, e, soprattutto spunti e suggerimenti su come rilanciare l'azione positiva che le città possono svolgere per portare nel mondo dinamiche sociali ed economiche fatte di solidarietà, di giustizia e di crescita economica sostenibile. A questa pagina è possibile consultare il programma preciso dell'evento di Padova e i relatori che interverranno.

giovedì 15 marzo 2012

Consegnate al Presidente della Repubblica le cartoline contro la corruzione

Ricordate la campagna contro la corruzione lanciata più di un anno fa da Libera e da Avviso Pubblico? Ebbene, come scrivevo in un post un paio di mesi fa, questa campagna ha raccolto 1 milione e 200 mila cartoline con la firma di altrettanti italiani che hanno voluto cosi esprimere il loro desiderio che in Italia la corruzione sia combattuta in modo efficace e serio, e che quindi hanno dato la loro firma per chiedere l'attuazione di quanto proposto nell'appello della campagna. E il 2 marzo scorso una parte di queste cartoline, a rappresentanza di tutte quelle raccolte, sono state consegnate al Presidente della Repubblica. Durante la cerimonia di consegna al Quirinale, come simbolo di tutte le cartoline raccolte, sono state presentati al Presidente della Repubblica tanti pacchettini di cartoline quante sono le regioni italiane, e pare che al termine dell'incontro, come viene raccontato in questo video, quando i promotori della campagna stavano riportando via i pacchettini con le cartoline, il Presidente della Repubblica ha detto loro che quelle cartoline non andavano portate via, ma andavano portate, e conservate, negli archivi storici della documentazione del palazzo del Quirinale. Un segnale importante di interesse e di valorizzazione di questa iniziativa popolare da parte della più alta carica istituzionale del nostro Paese. Speriamo che questo gesto si possa tradurre presto in iniziative legislative concrete per diminuire la corruzione in Italia.

giovedì 1 marzo 2012

L'amianto fa male, anche nel sud del mondo

Segnalo questa riflessione di Fairtrade sulla recente sentenza di condanna degli imprenditori dell'azienda Eternit per le morti e i danni alla salute provocati da un'uso irresponsabile dell'amianto nel corso degli anni passati. Tale sentenza, definita storica, oltre che dare un piccolo contributo per restituire dignità e giustizia alle famiglie delle vittime dell'amianto nel piemontese, permette di prendere ancora maggiore consapevolezza sul problema del danno che l'amianto provoca alla salute degli esseri umani. E se questa consapevolezza ormai nel nostro Paese è abbastanza diffusa, purtroppo in tanti paesi del mondo, o ancora non c'è o chi ce l'ha non fa ancora abbastanza per trasformarla in azioni concrete per evitare gli stessi danni alla salute, che possono portare alla morte, per cui è scattata la condanna di Torino. In America latina, cosi come in India, ma, probabilmente, anche in tanti altri paesi del sud del mondo, l'amianto viene ancora utilizzato in case, aziende, magazzini ed edifici dove le persone di quei paesi passano ore e ore ogni giorno della loro vita. E allora è auspicabile che l'ulteriore conferma dei danni provocati dall'amianto arrivata dalla sentenza di Torino funga da stimolo ulteriore per portare e far crescere questa consapevolezza dove ancora essa non è sufficientemente forte per evitare che succeda il peggio.

giovedì 9 febbraio 2012

La distribuzione della ricchezza in Italia e l'importanza di una tassazione sui grandi patrimoni

Recentemente la Banca d'Italia ha presentato la sua indagine sui bilanci delle famiglie italiane. In questa indagine, oltre ai dati sulla ricchezza netta media posseduta dalle famiglie italiane, ci sono anche dei dati interessanti relativi alla distribuzione della ricchezza nel nostro Paese. Secondo questi dati, emerge che nel 2010 il 10% delle famiglie più ricche d'Italia possedevano il 45,9% della ricchezza totale del nostro Paese, mentre il 50% delle famiglie meno abbienti detenevano una percentuale inferiore al 10% della ricchezza totale. E' una fotografia spietata che certifica le profonde diseguaglianze economiche presenti nel nostro paese. Diseguaglianze che sembrano essere più o meno le stesse da 20 anni a questa parte, se è vero che dal 1990 al 2010 la percentuale della ricchezza posseduta dal 10% delle famiglie italiane più ricche ha oscillato tra il 40% e il 47%, e la percentuale della ricchezza posseduta dal 50% delle famiglie meno abbienti ha oscillato tra l'8% e l'11%; i valori pertanto negli ultimi vent'anni non hanno subito grosse variazioni, anzi, se si prendono i dati dal 2004 al 2010, sembra esserci addirittura un trend negativo in atto; il fatto che questi valori si siano mantenuti per cosi tanto tempo entro una forbice sottile di valori, fa supporre che probabilmente anche l'anno scorso queste percentuali non abbiano subito grosse variazioni. Queste disuguaglianze sono certificate anche dall'indice di Gini, parametro che serve proprio per dare un valore uniforme per tutti i paesi del grado di disuguaglianze in essi presenti. L'indice di Gini è un valore che va da 0 a 1, dove 0 rappresenta il massimo dell'uguaglianza e 1 il massimo della disuguaglianza. L'indagine della Banca d'Italia misura l'indice di Gini sia sulla ricchezza totale posseduta dalle famiglie, sia sui redditi derivanti da lavoro. Ebbene, nel primo caso l'Italia ha un valore di 0,62, valore purtroppo più vicino all'1 che allo 0; ma nel secondo caso, ossia se si prendono solo i redditi derivanti da lavoro questo indice per l'Italia scende a 0,35; cosa vuol dire questo? Che le disuguaglianze economiche nel nostro Paese non risiedono tanto nelle disparità di retribuzione lavorativa, che pure ci sono, quanto nella concentrazione di grandi patrimoni nelle mani di pochi. Per questo la strada della tassazione sui grandi patrimoni probabilmente è quella che potrebbe aiutare veramente a ridurre le diseguaglianze economiche nel nostro Paese.

giovedì 2 febbraio 2012

La campagna contro i caccia F-35

Dal 7 al 25 di febbraio, un po' in tutta Italia, si terranno una serie di iniziative e di manifestazioni per fare pressione su governo e parlamento italiani per bloccare il finanziamento previsto di 15 miliardi di euro per la costruzione dei caccia F-35 (15 miliardi che tra l'altro sembrano diventare 45 se si considerano non solo le spese di costruzione, ma anche quelle di gestione). Si tratterà di una forte campagna di mobilitazione che riguarderà diverse città italiane e che è promossa dalla Rete italiana per il Disarmo, da Sbilanciamoci!, dalla Tavola per la Pace e da altre associazioni e movimenti che hanno a cuore il tema del disarmo. La campagna contro i caccia F-35 sarà parte della campagna più ampia Tagliamo le ali alle armi, partita più di 2 anni fa per chiedere la diminuzione delle spese militari italiane, e arrivata oltre quota 45.000 adesioni. Si è scelto il 7 febbraio come giorno d'inizio della campagna contro i caccia F-35 proprio perché proprio il 7 febbraio del 2007 l’allora sottosegretario alladifesa del governo italiano firmava a Washington il protocollo d'intesa per la partecipazione italiana alla seconda fase del programma F-35. I promotori della campagna hanno già fatto i calcoli di cos'altro di più utile si potrebbe fare con i miliardi tolti agli F-35: 45.000 asili nido pubblici, oltre 200.000 posti di lavoro, o la messa in sicurezza di oltre 13.000 scuole italiane che non rispettano le norme antisismiche e quelle antincendio. Inoltre fanno notare come, contrariamente a quanto sostenuto dall'attuale ministro della difesa del governo italiano, in caso di rinuncia, l'Italia non dovrebbe pagare nessuna penale, e come i 10.000 nuovi posti di lavoro che si prevedeva potesse portare in Italia il progetto degli F-35, in realtà al massimo sarebbero meno di 2.000. La campagna contro gli F-35 si concluderà il 25 febbraio prossimo con la manifestazione delle 100 piazze d'Italia contro i caccia F-35 e con una manifestazione a Roma per la presentazione delle adesioni raccolte con la campagna Tagliamo le ali alle armi.

giovedì 19 gennaio 2012

Un appello perché si rispetti la volontà popolare sulla gestione pubblica dell'acqua

Ricordate il successo clamoroso dei referendum del giugno scorso su acqua, legittimo impedimento e centrali nucleari? Ecco, mentre per gli ultimi due temi sembra che per ora la volontà popolare venga rispettata, per quanto riguarda l'acqua, sembra che ciò possa non avvenire. Con l'acuirsi della crisi economica e l'accellerata del governo italiano sul tema delle liberalizzazioni e della concorrenza, pare che nell'agenda del governo ci sia all'ordine del giorno anche l'idea di allentare i vincoli per una gestione pubblica dell'acqua e di favorire l'ingresso in essa dei privati. Nessuna legge è stata ancora approvata e quindi bisogna aspettare a vedere i passi ufficiali del governo nei prossimi giorni prima di emettere giudizi, ma intanto, solo il fatto che si parli di possibili proposte che vanno contro l'esito dei referendum per la gestione pubblica dell'acqua, può di per sé essere un campanello d'allarme da non sottovalutare. Per questo, coloro che hanno promosso i referendum sull'acqua, hanno lanciato un nuovo appello, per continuare a vigilare sulle azioni del governo in questo campo e per mantenere alta l'attenzione dell'opinione pubblica su questo tema per continuare a difendere l'esito dei referendum. A questa pagina si può firmare l'appello, che ribadisce la volontà di milioni di italiani: l'acqua deve continuare a essere considerata un bene pubblico da gestire pubblicamente, e non una merce da far gestire a privati con una logica di profitto.

giovedì 12 gennaio 2012

Raggiunto l'obiettivo di firme per la campagna anti-corruzione di Libera e Avviso Pubblico

Più di un anno fa scrissi un post su una campagna appena lanciata, era il dicembre 2010, da Libera e Avviso Pubblico per combattere la corruzione nel nostro Paese. Ebbene, a distanza di un anno, l'obiettivo di quella campagna è stato raggiunto: sono state raccolte circa 1 milione e 200 mila firme, da mandare al nostro presidente della Repubblica, firme di persone che hanno sottoscritto l'appello delle 2 associazione promotrici in cui si chiede di attuare anche in Italia le leggi anti-corruzione già previste in Europa dalla Convenzione di Strasburgo del 1999 e giò operative anche in molti altri stati nel mondo, In particolare, nell'appello sottoscritto da un milione e mezzo di italiani, si chiede di prevedere anche per i beni confiscati a seguito di indagini sulla corruzione, la possibilità di farne un uso sociale utile alla collettività, come già avviene per i beni confiscati ai mafiosi, si sollecita l'introduzione nel codice penale dei nuovi reati della corruzione realizzata con favori e regali, oltre a quella ottenuta con la più "tradizionale" bustarella, della corruzione tra privati e dell'auto-riciclaggio; inoltre, si chiede di allungare i termini di prescrizione per i reati legati alla corruzione, di prevedere per questo tipo di reati operazioni sotto copertura e di introdurre anche per essi la figura del collaboratore di giustizia, proprio come avviene per i reati di mafia. A questa pagina si può leggere l'intero appello.




giovedì 15 dicembre 2011

Le ingiustizie dietro i costi troppo alti delle RC auto in Italia

Proprio pochi giorni fa la Cgia di Mestre ha presentato uno studio sugli effetti che le cosiddette liberalizzazioni condotte negli ultimi vent'anni hanno portato in alcuni settori del mercato italiano e in questo studio si dice che le RC auto, dal 1994 a oggi, sono aumentate del 184,1%, un aumento che è più del quadruplo dell'incremento dell'inflazione registrato nello stesso periodo di tempo, pari al 43,3%. E ieri l'Ania, (Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici), ha dichiarato, per bocca del suo direttore generale Garonna, che nei primi 6 mesi dell'anno le polizze RC auto sono aumentate del 5,7%. Questi costi cosi alti e questi incrementi cosi rapidi sono la prima ingiustizia perpetrata nei confronti degli italiani, a causa dell'obbligatorietà dell'assicurazione sul proprio mezzo di trasporto. Ma c'è una seconda ingiustizia che si cela dietro alla prima. Come sembra sostenere la stessa Ania, la causa, o una delle principali cause, di questi prezzi troppo alti, risiede nelle frodi perpetrate ai danni delle compagnie assicurative. La domanda è: perché governo italiano, Ania e Isvap (Istituto di Vigilanza sulle Assicurazioni Private e di interesse colletivo) non hanno mai fatto niente per combattere queste frodi? Perché non fanno presto qualcosa in proposito, data soprattutto la situazione di difficoltà economica in cui versano molti italiani? Speriamo che nei prossimi mesi arrivino, in risposta a queste domande, delle azioni concrete e incisive per abbattere velocemente il costo delle RC auto.